Consiglio: al via modifiche su gestione risorse ittiche e pesca acque interne

L’aula approva a maggioranza: su 32 votanti, 20 si sono espressi a favore e 12 contro

Firenze – Gestione e nuova definizione della fauna ittica e del concetto di acque pubbliche, ridefinizione della consulta ittica regionale e disciplina della vigilanza e della guardia ittica volontaria. Queste alcune delle novità introdotte dalle modifiche alla legge regionale 7 del 2005, sulla “Gestione delle risorse ittiche e regolamentazione delle acque interne”, approvata a maggioranza dal Consiglio regionale: su 32 presenti 20 hanno votato a favore e 12 contrari.
Come spiegato dal presidente della commissione regionale competente Gianni Anselmi, dopo i primi mesi di gestione da parte della Regione, che ha assunto le vecchie competenze delle province a seguito del riordino istituzionale, si sono rese necessarie alcune modifiche per meglio definire l’ambito di applicazione della legge, che comprende non solo i prelievi, ma anche la gestione della fauna ittica. Tra i contenuti della legge, la nuova definizione del concetto di acque pubbliche, che comprende tutte le acque dove possono vivere popolazioni ittiche allo stato naturale e la redazione di un elenco delle acque interne di interesse per la pesca. Si attribuisce ai Comuni la competenza alla gestione degli invasi naturali ed artificiali posti all’interno dei parchi urbani. In qualità di responsabili dei parchi, i Comuni sono chiamati ad esercitare anche le competenze in materia di fauna ittica e di pesca su tali invasi. Viene ridefinita la rappresentatività di associazioni dei pescatori dilettanti, associazioni ambientali, associazioni di pescatori professionali della consulta ittica regionale. Si pianificano le immissioni di fauna ittica, con l’individuazione e l’attuazione dei metodi di controllo e gestione degli istituti ittici.
Si precisa inoltre che le licenze di pesca di tipo D sono da utilizzare per la pesca sportiva, anche nelle manifestazioni didattiche o promozionali. Nelle modifiche viene introdotto il divieto di commerciare i pesci catturati nell’esercizio della pesca dilettantistica e vengono ridefinite le sanzioni amministrative alla luce delle recenti disposizioni nazionali.
L’atto disciplina anche l’esercizio della vigilanza volontaria e la figura della guardia ittica volontaria, con il necessario attestato di abilitazione rilasciato dalla Regione, a seguito del superamento di un esame. Anselmi ha concluso il proprio intervento ricordando “le ampie consultazioni svolte in commissione e l’attento lavoro rivolto ai contributi delle associazioni”.
Ad aprire il dibattito Roberto Salvini (Lega nord), che ha parlato di legge che “regolamenta poco o niente finendo per peggiorare le condizioni di chi va a pesca”, visto che “stiamo già intaccando il nostro patrimonio genetico”. Criticità sono state ribadite anche da Irene Galletti (M5S), che soprattutto si è soffermata sulla necessità di una maggiore inclusione, riferendosi “a tutte quelle piccole associazioni che fanno un lavoro capillare sul territorio”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la consigliera Monica Pecori (Gruppo misto-Tpt), che si è soffermata sulla necessità di far partecipare esperti all’interno della Consulta. Perplessità sulla composizione della Consulta, “che taglia fuori tante associazioni”, è stata espressa anche da Tommaso Fattori(Sì-Toscana a sinistra). In tale contesto si inseriscono gli emendamenti, approvati dall’aula, prima firmataria Ilaria Bugetti (Pd), che vanno proprio nella direzione di ampliamento della platea. In sintesi: viene abbassato il numero richiesto di associati da 500 a 300 e il numero di sedi provinciali da 5 a 3, richiesto alle associazioni dilettantistiche, per garantire a più associazioni operanti da tempo in Toscana l’inserimento nell’elenco regionale.(bb/ps)

Fonte: http://www.consiglio.regione.toscana.it/ufficio-stampa/comunicati/comunicati_view?idc=0&id=24983
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